Curiosità onomastiche
Toponimi come verbi
Molti comuni italiani hanno per nome una voce verbale, che però significa tutt’altro. Ricadi-Vv viene da un cognome Rigà, con il suffisso -adi, greco, che indica appartenenza. Tocco, nel Pescarese, viene dal latino thocum “sella, seggio” forse nel senso di altura; Vado (Ligure) è pure latino: “acqua bassa, palude”. Bussi (sul Trigno, nel Pescarese) derivada da buxus, la piante (precisamente come il cognome Bossi). Chiusi, nel Senese, è da un nome di persona etrusco, Clevsi. Fai, nel Trentino, significa faggio. C’è anche Fallo, nel Chietino, che corrisponde a “falda, pendice”. Russi nel Ravennate sta per rossi (terreni). E poi c’è la lunga serie dei toponimi lombardi in -ate, che è suffisso indicante proprietà, dunque accoppiato con il nome dell’antico possidente: Alzate da Altius, Bollate da Bullus (se non da bolla d’acqua), Cenate (Sopra e Sotto, nel Bergamasco) da Caenus, Mozzate da Motius, Pescate da Pessius e così via.
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